The Road
- Viggo Mortensen nel ruolo di L'uomo
- Kodi Smit-mcphee nel ruolo di Il ragazzo
- Charlize Theron nel ruolo di Moglie
- Guy Pearce nel ruolo di Veterano
- Robert Duvall nel ruolo di Anziano
- Molly Parker nel ruolo di Moglie del veterano
- Michael K. Williams nel ruolo di Ladro
- Garret Dillahunt nel ruolo di Componente della gang
- Brenna Roth nel ruolo di Capo della gang
- Jeremy Ambler nel ruolo di Uomo nella cantina
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Dalla critica...
Povero John Hillcoat ... Che rimane (quasi) fedele al The Road cartaceo, ha nel cast un Viggo Mortensen in stato di grazia (pur smagrita) che punta alla Coppa Volpi, può contare su scenografie e setting (australiano) straordinari e, soprattutto, non cede alla facile emozione, non concede nulla al lacrimevole e nemmeno abbraccia il pathos stucchevole o la deriva horror, stile "Cannibal Holocaust". Povero perché, allora? Perchè l'ultimo capolavoro di Cormac McCarthy , che ha vinto il premio Pulitzer nel 2006, al cinema avrebbe potuto (forse) trovare un suo pari solo con Terrence Malick dietro la macchina da presa, che nelle lande desolate, post-nucleari e apocalittiche di questo The Road si sarebbe, si fa per dire, esaltato. Invece no, e il povero Hillcoat fa quel che può, che comunque non è poco. Ma altra cosa dal paradigma dell'apocalisse, la sorda paura del prossimo e la commozione dell'umanità residua, che si leva mirabilmente dalle pagine dello scrittore, già adattato dai Coen con No Country for Old Men . Se Mortensen è un padre "buono" e sofferto come plot richiedeva, viceversa il figlio, con il volto e il corpo troppo pasciuto di Kodi Smit-McPhee , non pare funzionale al progetto, dove, viceversa, salutiamo le ottime prove, pur con poche pose, di un irriconoscibile Robert Duvall , l'anziano, e di Guy Pearce , il salvatore finale. Loro sono "buoni", come pure le musiche di Warren Ellis e Nick Cave , soffuse e stranianti. Sono dunque plurimi i motivi di interesse, e di valore che ritroviamo su questa Strada , ma non basta: la sensazione è quella del compito in classe di uno studente diligente, volenteroso e pure discretamente dotato. Che ha scritto una parafrasi, puntuale e onesta, mentre gli si chiedeva una poesia...
(Federico Pontiggia)
"Gli elementi migliori del film sono quelli più fedeli al libro: la scoperta di una casa nella quale sono recluse delle persone inattesa di essere macellati; la caccia ad una donna che tenta di proteggere il proprio bambino e la mancanza di pietà che prova anche il protagonista nei confronti di un ladro di colore, lasciato morire di freddo con la convinzione "che tanto morirebbe presto comunque". Il dettaglio più riuscito è quello di un pavimento pieno di soldi ormai senza alcun valore e la costruzione della sequenza finale, nella quale il bambino, rimasto solo, incontra un uomo che lo invita ad unirsi a lui. Lo interpreta molto bene Guy Pierce, e prima dell'ultima inquadratura non riusciamo a capire se stia offrendo al piccolo pietà o qualcosa di mostruoso"
(Antonio Monda, 30 aprile 2009)
"John Hillcoat per allungare il brodo si inventa dei bruttissimi flashback che giustificano la presenza nel cast di Charlize Theron, moglie e madre (morta) dei protagonisti. Viggo Mortensen fa il Mad Max pensoso. Paesaggi grigi, piogge acide, noia abissale"
(Alberto Crespi, 04 settembre 2009)
"Il film apparentemente non ha sbavature ed è veramente impossibile dire che cosa manchi, ma probabilmente le cause di una quasi soddisfazione o di un appagamento non proprio completo sono da ricercarsi nel testo di McCarthy il quale senza dubbio rielabora, amplia ed attualizza i confini di un genere come quello della fantascienza apocalittica, ma analogamente a 'Non è un paese per vecchi', si ha la sensazione che lo scrittore americano abbia un po' capito qual è la formula del successo e dunque sebbene non manchi il talento i suoi siano lavori frutto di un lavoro pianificato a tavolino con poco cuore. Risultato: operazioni impeccabili ma il contro suono è d'ottone"
(Walter Vescovi, 04 settembre 2009)
"Più completo e ambizioso, il film che l'australiano John Hillcoat ha tratto da uno dei bestseller del premio Pulitzer Cormac McCarthy riprende le atmosfere della fantascienza apocalittica ravvivandole, però, con le tonalità epico-horror tipiche di uno scrittore tanto schivo, ringhioso e scorretto da essere considerato di destra. Rischiando l'overdose di campi lunghi grigi e diroccati, 'The Road' mette in scena due sopravvissuti alla prossima e inevitabile catastrofe finale (...) Se la metafora è minacciosa ma per nulla clamorosa, anche per colpa di una conclusione assai banale, Hillcoat tiene serrato il ritmo e sceglie con profitto di scolpire l'angoscia soprattutto sul volto di Mortensen, classico attore-icona sul quale è possibile modulare i riflessi più aspri e profondi del nostro pane quotidiano, la violenza"
(Valerio Caprara, 04 settembre 2009)
"In 'The Road', tratto con inutile fedeltà dal romanzo di Cormac McCarthy, un padre e un figlio attraversano un' America distrutta da ogni catastrofe possibile (atomica, ecologica, aliena?) dopo che la madre si è «suicidata» per paura di dover affrontare una realtà così desolante. Ridotti come due barboni, diretti verso un mare che non ha più nemmeno il suo colore tradizionale, l' anonima coppia di protagonisti attraversa campi riarsi e città abbandonate, attenti a evitare gli altri pochi sopravvissuti. Ma se la pagina accendeva l' immaginazione del lettore, il film, nonostante la bella prova di Viggo Mortensen e del piccolo Kodi Smit-McPhee, non decolla mai e finisce per ridursi a una cartolina inerte di un' apocalisse prossima ventura. Senza forza morale e con un irritante lieto fine (che per altro era la cosa più debole del libro)"
(Paolo Mereghetti, 04 settembre 2009)
"Un mondo di puro orrore in cui ogni sconosciuto può farti a pezzi e mangiarti, ma se hai ancora una pallottola e abbastanza sangue freddo puoi sparare in testa a tuo figlio prima che sia troppo tardi. Anche se proprio il ragazzino si ostina a sperare, non si rassegna alla sopraffazione reciproca, ogni incontro è il terreno su cui si gioca una partita fra il Bene e il Male, dal sapore metafisico. Cupissimo, rigoroso, molto fedele al romanzo, quasi insostenibile per lo spoglio realismo. Una metafora universale in tempi di guerra come questi, che però evita con classe le trappole e i ricatti del genere. Tutto sommato, una sorpresa"
(Fabio Ferzetti, 04 settembre 2009)
"Continua la fortuna cinematografica del romanziere Cormac McCarthy. Dopo la trasposizione di 'Non è un paese per vecchi', ecco 'The Road'. A impegnarsi è il regista John Hillcoat, a dominare la scena Viggo Mortensen, che aggiunge un nuovo tassello alla conquista di una sorprendente autorevolezza. Difficile immaginare che si possa aver voglia di vedere un film tanto aspro e cupo. Tuttavia è giusto segnalarne le motivazioni"
(Paolo D'Agostini, 04 settembre 2009)
"'La strada' aveva una trama rubata alla fantascienza. Furono la scrittura e il genio di Cormac McCarthy a trasfigurarla in un classico sull'Apocalisse, sul rapporto tra padri e figli, sulla differenza tra maschi e femmine. Nel film del regista australiano torniamo alla fase precedente. Peggio: con i flashback che mostrano la famiglia felice prima della catastrofe, per offrire allo spettatore quel po' di respiro che il libro negava. Chi ha il cuore tenero può sempre ripiegare su Urania. Noi vogliamo un film che sia almeno all'altezza di 'Non è un paese per vecchi' firmato Coen"
(Maria Rosa Mancuso, 4 settembre 2009)
"I dialoghi sono scarni, filosofici senza retorica, pragmatici. Siamo in un racconto di Jack London, alla ricerca di quanto si è perduto del mondo. Il sud, in realtà, è la salvezza, perché può garantire inverni meno rigidi. Ma non ci sono certezze, solo che se si vuole stare nascosti, bisogna abbandonare la strada. Che, invece, serve, per non perdere la bussola, una destinazione, una speranza"
(Luca Marcantonio, 04 settembre 2009)
"Il mondo è già finito in 'The Road': John Hillcoat con Viggo Mortensen (e, in piccole parti, Robert Duvall e Charlize Theron). Dopo un'apocalissi senza nome l'America è una pianura piatta e scheletrita, senza una foglia né un frutto, con alberi che crollano repentinamente al suolo, senza altra luce che una nebbia grigia. Strade e case sono in rovina, le auto si sono fermate per mancanza di benzina, la fame divorante e il gelo terribile uccidono i superstiti, banditi armati cannibali cercano di saziarsi con carne umana. Un giovane padre e un figlio ragazzino (la madre si è uccisa) camminano lentamente a piedi verso il Sud meno freddo: l'amore tra loro è cosi forte e impavido che il bambino sopravvive per trovare un'altra famiglia"
(Lietta Tornabuoni, 04 settembre 2009)





