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  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, STORICO
  • Durata: 117 min
  • Regia: Zack Snyder
  • Prodotto nel 2007 da WARNER BROS. PICTURES, HOLLYWOOD GANG PRODUCTIONS, ATMOSPHERE ENTERTAINMENT MM, LEGENDARY PICTURES, VIRTUAL STUDIOS
  • Distribuito da: WARNER BROS. ITALIA, DVD: WARNER HOME VIDEO
  • Tratto da: omonimo romanzo a fumetti di Frank Miller e Lynn Varley
  • Formato: PANAVISION, 35 MM, SUPER 35 (1:2.35) - TECHNICOLOR

Cast e Troupe

Attori:
Gerard Butler nel ruolo di Re Leonida
Lena Headey nel ruolo di Regina Gorgo
David Wenham
Dominic West nel ruolo di Theron
Michael Fassbender nel ruolo di Stelios
Vincent Regan nel ruolo di Capitano
Rodrigo Santoro nel ruolo di Serse
Andrew Tiernan nel ruolo di Efialte
Andrew Pleavin nel ruolo di Daxos
Montaggio:
William Hoy
Costumi:
Michael Wilkinson
Effetti:
Jeremy Hunt nel ruolo di (romanzo a fumetti)
Richard Martin (III) nel ruolo di (romanzo a fumetti)
Ray McIntyre Jr.
Kirsty Millar
Jake Morrison
Colin Strause
Greg Strause
Stephan Trojansky
Chris Watts
Edson Williams
Fotografia:
Larry Fong
Scenografia:
James D. Bissell
Soggetto:
Frank Miller
Lynn Varley
Musiche:
Tyler Bates
Up Down

La Trama

Nel 480 a.C. il re persiano Serse decide di invadere la Grecia riprendendo la guerra iniziata da suo padre Dario I. Per bloccare l'avanzata dell'esercito di Serse, le città greche formano un'alleanza guidata dal re spartano Leonida. L'intera guardia del corpo del re, composta da 300 opliti, viene inviata a difendere il passo montuoso delle Termopili per permettere al resto dell'esercito greco di organizzarsi per il confronto con il nemico. La loro resistenza fu strenua ed eroica fino al totale sacrificio.

Dalla critica

Agostini, 'la Repubblica Trasferendo al cinema l'estetica della 'graphic novel', del romanzo a fumetti, come già fatto con la medesima lussureggiante profusione di mezzi per 'Sin City', degli autori di culto Frank Miller e Lynn Varley, il regista ha restituito a '300' la sua originaria ispirazione nata nel bambino Miller davanti al cinemascope di un filmone del '62 sull'epopea delle Termopili. (...) Sarà una gioia per gli appassionati bearsi della magnificenza visiva del film. Qui ci preme segnalarne il profilo ideologico. Da una parte gli spartani, uomini veri, dall'altra l'Oriente molle, effeminato e corrotto. Da qui a interpretare: da una parte i crociati della Civiltà, dall'altra la barbara minaccia alla Civiltà, il passaggio è breve e invitante.(Paolo D, 15 febbraio 2007)

Il Mattino Fuoco, fiamme e botte da orbi non mancano, invece, in «300» di Zack Snyder, non a caso già autore de 'La notte degli zombies'. Il filmaccione fuori concorso segue la moda di trasporre sullo schermo (stavolta con attori in molta carne e molte ossa) i venerati disegni dell'autore di 'Sin City' Frank Miller. Peccato che lo spirito degli hard-comics applicato alla battaglia delle Termopili - 7000 greci contro 120000 persiani, Leonida contro Serse - produca, insieme al grande divertimento, un caos visionario frastornante e baracconesco. Con tanti saluti a Erodoto.(Valerio Caprara, 15 febbraio 2007)

Il Giornale Regista dell' 'Alba dei morti viventi' (2004), Snyder trae dal fumetto di Miller un film vero e proprio, con attori che sanno recitare, anche se denso di effetti speciali. Quindi '300' ha poco da spartire con il presuntuoso e sadico 'Sin City', firmato da Miller stesso con Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (Festival di Cannes, 2005). Innanzitutto in '300' ci sono guerrieri, non assassini seriali. Per chi li incontra, il destino è sostanzialmente lo stesso; ma chi combatte affronta qualcuno che a sua volta è armato e ha intenzioni ostili. Cadono letteralmente in '300' molte teste e varie gambe, ma in quel contesto non è gratuito che accada. Che il film regga le sue due ore senza cedimenti, benché trama e finale siano noti da due millenni e mezzo, è confermato dal fatto che, alla proiezione per i giornalisti dei quotidiani (trecento anche loro!), quasi tutti sono rimasti fino alla fine, mentre - coi film precedenti - le perdite sono state fra un terzo e la metà degli effettivi. In effetti Snyder è stato bravo in tutto, in particolare a trovare interpreti ignoti ma bravi. Gerard Butler (re Leonida) e Lena Hedley (la regina) sono una bella coppia matura e recitano un'intensa scena d'amor coniugale, da notare non solo per ragioni erotiche. Infatti il cinema mostra il sesso quasi sempre e quasi ovunque, ma quasi mai e quasi in nessun posto lo mostra fra coniugi che si adorano. Foss'anche solo per questo, '300' si stacca dalla produzione corrente. E poi la regina di Sparta non è fatua come lo era stata Elena, sposa di re Menelao; né è una protofemminista: è una donna di rango, che dal marito s'aspetta il ritorno dalla guerra 'o con questo scudo o su questo scudo'.(Maurizio Cabona, 15 febbraio 2007)

uopo ribadire che '300' è solo un film. Certo, i film parlano del loro tempo. Ma forse sarebbe più interessante capire se '300' ci dice qualcosa sulla centralità della guerra nella modernità e, più in generale, nella natura umana. Snyder, il regista, ha sottolineato più volte come il film sia raccontato dal punto di vista degli spartani ma non ne sposi affatto l'ideologia. Secondo Snyder è lecito dire che gli spartani erano, secondo i nostri standard, dei fanatici: un popolo che concepiva la guerra come unico stile di vita e allevava i propri figli alla disciplina e all'aggressività. Non a caso nella prima parte del film gli spartani comandati da Leonida uccidono senza esitare gli ambasciatori di Serse, cosa ben poco urbana. (...) '300', essendo ispirato a un fumetto, è un film mitico in cui i persiani sono mostri crudeli e gli spartani guerrieri ringhianti. Non c'è nemmeno un'oncia di realismo nel film, che del fumetto di Miller mantiene anche la grafica anti-naturalista: il che, paradossalmente, lo rende mediaticamente vulnerabile, perché è facile (oltre che stupido) applicare alle fiabe i dettami del 'politicamente corretto'. '300 E Leonida sa che senza racconto non resta niente del sacrificio. E uno dei 300, ferito a un occhio, viene inviato a Sparta, affinché racconti. E Delio racconterà la storia, una grande storia che parla di vittoria. Seppur si tratta del più atroce dei massacri. E non sai se sono stati gli effetti speciali, o i racconti che ti hanno formato da bambino, ma alla fine del film ti sale una voglia strana. Ti va di andare da tuo figlio, se ce l'hai. O di raccogliere per strada un ragazzino qualsiasi, prenderlo per un braccio e portarlo in qualche angolo dove l'Italia è ancora Magna Grecia, davanti al tempio di Poseidon a Paestum, o a Pozzuoli a ltempio di Serapide, o dinanzi all'orizzonte marino del tempoio di Selinunte in Sicilia, e raccontargli della Termopili e di come 300 spartani, 300 uomini liberi, hanno resistito contro un'immensa armata di soldati-schiavi. E ti viene voglia di prendergli la testa fra le mani e urlargli affinché non se dimentichi mai le parole di Leonida: "Il mondo saprà ceh degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e che, persino un dio-re può sanguinare," Cin buona pace di Ahmadinejad.(Roberto Saviano, "la Repubblica, 23 marzo 2007) "Sembra incredibile doverlo fare di continuo, ma è d, è una fiaba moderna, violenta come le fiabe antiche. Ed è un bel film, checché ne dicano gli ayatollah." (Dario Zonta, 'L'Unità', 23 marzo 2007)

Libero Piacerà certamente a chi ha letto il fumetto'300' di Frank Miller e Lynn Varley. Il film è la riproduzione fedelissima (quasi tavola per tavola) del 'novel'. Per le stesse ragioni a noi '300' non è garbato (diciamo pure che ci ha spesso irritato). Che poi sono gli identici motivi per cui avevamo respinto lo scorso anno 'Sin City' altra trasposizione da un mitico 'comic' di Miller. Miller e quelli che lo filmano non hanno ancora capito che un fumetto non può andare pari pari in cinema. Chi ha messo in pellicola 'Spider man' o 'X men' pare averlo capito. Qualcuno magari obiettera: ma '330' in America ha un successone di pubblico, ben maggiore di quello di 'Sin City'. Per noi un motivo c'è, anche se ci ripugna leggermente, nel cercare di spiegarla, dar ragione a Javad Shanghadari, consigliere culturale Mahmoud Ahmanadinejad, presidente dell'Iran. Per Javad '300' è una 'dichiarazione di guerra di Hollywood all'Iran'.(Giorgio Carbone, 23 marzo 2007)

oceanica armata di Serse. Ricordi scolastici, roba da sbadigli. Che però si infiammano a contatto con la plasticità virtualmente infinita del digitale. E con la situazione politica mondiale, che fra guerra in Iraq e minacce all'Iran offre a '300' un terreno fertile per spericolate letture. (...) Si dirà che tutto è così fumettistico, appunto, così politicamente scorretto e lontano dalla storia, che non c'è da preoccuparsi; che le immagini sono straordinarie per resa e vivacità grafica (questo è vero); che tanto kitsch in fondo è ironico, inoffensivo. Può darsi. Intanto però, sia pure in chiave camp, il film esaspera ogni possibile cliché razzista, ridicolizza i nemici, visti come barbari corrotti e spesso deformi, esalta la cultura guerriera e l'uso della forza, etc. Di fronte alle proteste, ovvie e un po' ridicole degli iraniani, gli autori invocano scuse pelose (gli spartani sarebbero dipinti come fanatici usati dagli ateniesi che li mandarono al macello, ma di questo nel film non c'è traccia). Il punto però è un altro. Gli autori vivono e operano nel mondo virtuale; gli spettatori, almeno in parte, sono ancora in quello reale. E forse proprio a questo allude la sanguinosa battaglia fra quei greci invulnerabili e infaticabili, che accelerano e rallentano come in un videogame, e quei persiani trattati come carne da macello. E' il nuovo cinema digitale che si libera dei vecchi attori, così goffi, così umani. Anche di questo parla 300. Anche per questo, ci piaccia o meno, rappresenta il futuro. Non del mondo, auguriamoci, ma del cinema senz Molto diverente, purché non si pretendano verità e precisione storiche da un fumetto di Frank Miller e non lo di discuta politicamente come fanno in Iran. Molto interessante visualmente: già in 'Sin City' il fumetto veniva fedelmente trasposto in mix digital-realistico; eroi del caso, gli interpreti degli spartani sono ingranditi, allungati elettronicamente per dar loro una minacciosa maestà; le battaglie sono a volte indistinguibili, per via delle gocce di sangue che traversano lo schermo come una pioggia orizzontale. (...) Gli spartani combattono col proprio corpo, i persiani mandano in campo mostri, giganti, elefanti. Nel film, naturalmente, la lotta è tra occidentali sconfitti e orientali: ma non si tratta d'un film, neppure d'un fumetto, piuttosto di quadri viventi.(Lietta Tornabuoni, La Stampa', 23 marzo 2007) "Addio nostalgia, citazionismo, riferimenti colti ai materiali incolti del pulp. Stavolta Miller (e Snyder) corrono sparati verso il mito. Sparta, la battaglia delle Termopili, i 300 valorosi guidati da Leonida contro l, altro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 marzo 2007)

Panorama Un film protervo. Violentemente estetizzante, devoto a dei, patria e famiglia e tuttavia molto gayo e camp: il regista Zach Snyder, senza vergogna, gode palesemente nel mostrarci i 300 spartani di Leonida alla battaglia delle Termopili con minimo perizoma indosso e abbacinanti addominali depilati e oliati. Decisamente meno stupidotto di 'Troy' e meno sgangherato di 'Alexander', il peplum sanguinario è insopportabile sul piano spirituale ma folgorante sul piano visivo, inventiva traduzione della graphic novel di Frank Miller. Nel film la metafora è più chiara: gli eroi guidati da Leonida-Bush combattono fino all'ultimo contro i ferocissimi persiani (Iraq? Iran?), mentre il cielo s'oscura per le frecce. Una nuova frontiera per l'arte (forse) e per il mercato: il film è un kolossal sbancabotteghini a (relativo) basso costo, girato in piccolo studio con l'aggiunta dell'animazione 3D. Paesaggi e persone live virate al fumetto, mostri deformi alla 'Toxic Avenger' e l'impagabile re dei persiani, Serse, tutto piercing, depilazioni e sopracciglia tatuate. Ben oltre il metrosexual, un vero trans, figlio dell'innesto tra i Village People e Grace Jones. E si capisce che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non abbia gradito. Si potrebbe (si deve) guardare il film con l'occhio della Playstation. Ma come la mettiamo con quel gusto antico, tanto indigesto, della supremazia maschia e muscolare?(Piera Detassis, 29 marzo 2007)

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