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Cast e Troupe

Attori:
Checco Zalone nel ruolo di Checco
Aurore Erguy nel ruolo di Zoe Marin
Miriam Dalmazio nel ruolo di Daniela
Marco Paolini
Robert Dancs nel ruolo di Nicolò
Augusto Zucchi
Orsetta de Rossi nel ruolo di Lorenzo Marin
Ruben Aprea
Sandra Toffolatti nel ruolo di Juliette Marin
Valeria Cavalli
Orsetta de Rossi
Miriam Dalmazio nel ruolo di Domiziana
Matilde Caterina nel ruolo di Zia Ritella
Stefano Sabelli nel ruolo di Onofrio
Daniela Piperno nel ruolo di Giovanna
Lydia Biondi nel ruolo di Carolina
Augusto Zucchi nel ruolo di Piergiorgio Bollini
Marco Paolini nel ruolo di Vittorio Marin
Checco Zalone
Montaggio:
Gennaro Nunziante
Costumi:
Marina Roberti
Fotografia:
Agostino Castiglioni
Scenografia:
Francesco Frigeri
Soggetto:
Checco Zalone nel ruolo di Luca Medici
Gennaro Nunziante
Musiche:
Checco Zalone
Up Down

La Trama

Checco, un venditore di aspirapolvere in piena crisi professionale e familiare, ha promesso a suo figlio Nicolò una bella vacanza in cambio di una pagella scolastica con "tutti dieci". Detto fatto, Nicolò viene promosso a pieni voti. Checco, però, non può permettersi di regalare al figlio nemmeno un giorno al mare. Tuttavia, senza perdersi d'animo, Checco partirà con il figlio per il Molise, dove spera di vendere qualche aspirapolvere ai suoi parenti. Le aspettative saranno deluse, ma la fortuna metterà sulla loro strada Zoe, una ricchissima ragazza che ha un figlio proprio dell'età di Nicolò, che introdurrà padre e figlio in un mondo fatto di party esclusivi, bagni in piscine fantastiche, yacht, cavalli, campi da golf e serate a Portofino...

Dalla critica

Corriere della Sera Difficile essere sempre all'altezza di Checco Zalone, soprattutto dopo gli straordinari successi dei primi due film, 'Cado dalle nubi' e 'Che bella giornata'. Ma è difficile soprattutto quando si lascia la «vecchia» strada - quella di una struttura narrativa ultra-basica che si annullava di fronte alle gag - per una nuova via, più ambiziosa. Più «cinematografica». Il grande successo di Luca Medici alias Zalone, che nasce innanzitutto dalle sue indiscutibili doti comiche, si era retto al cinema su una specie di negazione del cinema: messa in scena al totale servizio del protagonista (il che ormai è una tradizione per i comici di casa nostra) ma soprattutto una sceneggiatura che doveva preoccuparsi solo di «porgere» la battuta e la gag. Il meccanismo era sempre quello - dell'elefante che entra nella cristalleria - a cui Zalone aggiungeva la sua caratteristica nota blandamente anticonvenzionale, una comicità che scherzava con i molti tabù del politicamente corretto, ma lo faceva con una sua indubbia grazia, quasi con gentilezza. Anche perché i bersagli delle sue frecciate (vedi i leghisti di 'Cado dalle nubi' o i terroristi arabi di 'Che bella giornata') erano raccontati più con bonaria comicità che con feroce cattiveria. Per 'Sole a catinelle' (un titolo che continua la - scaramantica? - «metafora» metereologica) Medici e Nunziante hanno immaginato una struttura se non più complessa certamente più ambiziosa. La cristalleria da distruggere questa volta ha la faccia della buona borghesia nazional-industriale, quella che evade le tasse e ha lo yacht a Portofino, che affama gli operai e annega nello champagne. Un salto di qualità che dovrebbe saper attribuire anche agli «antagonisti» un loro autonomo valore, una loro precisa identità. Ed è qui che il film scricchiola, perché Zalone continua a far ridere ma le sue «spalle» lo fanno molto meno. Ci riesce l'avarissima zia Ritella (Matilde Caterina), molto meno gli squali della finanza interpretati da Augusto Zucchi e Marco Paolini, i cui personaggi si limitano a incarnare dei pretesti narrativi e non delle maschere o dei tipi (come si vede bene nella scena del dibattito politico, dove la sceneggiatura non dà a Paolini nemmeno una battuta per reagire a chi lo contesta così goffamente). Nel film, il fallimentare venditore di aspirapolveri Ceccho Zalone, sbattuto fuori di casa dalla moglie (Miriam Dalmazio) per i suoi vaneggiamenti onnipotenti fatti di troppe cambiali e rate non pagate, promette al figlio Nicolò (Robert Dancs) una vacanza da nababbi. (...) mentre la storia si complica (...), i personaggi si dissolvono come neve di fronte a troppo sole a catinelle. E Zalone non trova nei suoi deuteragonisti materia per alzare il tono del film. Non a caso questa parte del film è quella in cui si ride di meno (...). Mi sembra (...) che Luca Medici e Gennaro Nunziante non abbiano saputo portare fino in fondo le loro scelte: la storia che hanno scelto di raccontare non è né un semplice canovaccio su cui appoggiare le invenzioni comiche (sulla tradizione dei fratelli Marx, tanto per ricordare che può essere una strada di tutto rispetto) ma non permette nemmeno la creazione di un personaggio a tutto tondo, capace di reggere sulle sue spalle il peso intero di un film (alla Alberto Sordi degli inizi - 'Un americano a Roma', 'Piccola posta', 'Il segno di Venere' - o, se si punta più in alto, alla Jerry Lewis delle sue regie). Anche perché il mondo è molto cambiato e non siamo più ai tempi di Totò e Peppino, quando bastava dividere le persone in «buone» e «cattive»: Zalone richiama molto la comicità del principe de Curtis, e come lui spesso è irresistibile (indimenticabile la battuta sull'eutana-zia), ma c'è bisogno di un po' più di spessore per reggere la crescita di ambizioni che si legge dietro 'Sole a catinelle'.(Paolo Mereghetti, 30 ottobre2013)

Il Secolo XIX In fondo 'Sole a catinelle' è il family day di Checco Zalone, al secolo Luca Medici. Non solo perché il trentasettenne attore pugliese vi recita nella parte di un padre e nei titoli di coda mostra addirittura una foto di sé con la vera figlia Gaia avuta da otto mesi; è la commedia, che non definiremo 'buonista' sennò si arrabbiano l'interessato e il regista Gennaro Nunziante, che si propone all'insegna dell'intrattenimento per famiglia, eliminando alcuni affondi coloriti del passato, forse anche un po' di quel politicamente scorretto legato a temi sensibili come l'omofobia e il terrorismo islamico. Poi, magari, c'è anche un motivo squisitamente commerciale. 'Cado dalle nubi' incassò a sorpresa 15 milioni di euro, il successivo 'Che bella giornata' addirittura 45, più di 'La vita è bella' di Roberto Benigni. Un record difficile da bissare: infatti ci sono voluti due anni, tra ripensamenti e riscritture, anche confronti vivaci tra Zalone e il suo produttore Pietro Valsecchi, per varare questo 'Sole a catinelle' (...). Il titolo viene da una battuta che echeggia in sottofinale. «Ottimismo! Perché solo così, nella vita, c'è sempre un sole a catinelle». L'ottimista incallito è appunto Checco Zalone, che si chiama così anche nella storia. Un ex uomo delle pulizie che, illuminato dal verbo di Arcore, si trasforma in abile venditore di aspirapolveri, ciancia di dow jones, si mette nelle mani di una finanziaria, fa debiti per comprarsi ogni genere di status-symbol, finché il Sogno va in frantumi: la bella moglie operaia sta per essere licenziata, lui non garantisce più i fatturati di prima. (...) Nel cast, a sorpresa, spunta anche Marco Paolini nei panni di un disonesto profittatore. La comicità è trasversale e interclassista, meno aggressiva e oltraggiosa del passato, anche se il regista non è d'accordo: «Per noi è volgare solo ciò che è goffo e scontato». Si scherza pure sull'eutanasia, che diventa "eutanazia", essendo riferita alla tirchia zia molisana: ma forse si poteva evitare.(Michele Anselmi, 30 ottobre 2013)

La Stampa Si potrebbe vedere in Checco Zalone - il personaggio ovviamente, e non il comico Luca Medici - una specie di Zelig abile a mimetizzarsi ovunque; o paragonarlo al Peter Sellers di 'Oltre il giardino', le cui frasi vuote di significato si adeguavano a ogni situazione; quel che è certo è che il Checco di 'Sole a catinelle' è un uomo senza troppe qualità. Bugiardo, ignorantello e pieno di debiti, dacché ha esaurito il giro dei parenti non riesce più a vendere un aspirapolvere; e intanto la moglie, rimasta senza lavoro perché stanno chiudendo la fabbrica, lo lascia per tornare dai suoi. Ci sarebbe di che drammatizzare, ma non Zalone che tira fuori la segreta risorsa di un ottimismo della disperazione, di un'innocente incoscienza. Non ha un euro in tasca, eppure riesce a regalare al figlioletto (il delizioso Robert Dancs) la vacanza di sogno promessa; non sa nulla di alta finanza, ma gli è facile prevedere il tracollo della finanziaria cui non è in grado di pagare le rate. E se all'inizio esprime un anticomunismo viscerale e poi si mimetizza fra gli imprenditori d'assalto, alla fine lo troviamo con la bandiera rossa a salvare la fabbrica della consorte, di cui poi diventa scaltrito direttore commerciale. Tuttavia, dietro a tanto camaleontismo si annida una personalità irriducibile di meridionale che non rinnega le origini, concede grande importanza all'universo familiare, e lungi dal farsi prendere dal panico di un'uscita in oltre mille copie (adesso stiamo parlando di Luca Medici) rimane fedele a se stesso, giocando a irridere in chiave di umorismo agnostico i vizi nazionali. E vincendo la partita.(Alessandra Levantesi Kezich, 30 ottobre 2013)

L'Unità (...) la genialità di Checco Zalone sta proprio nel dire le scurrilità più allucinanti cavalcandole e, al tempo stesso, estraniandosene, mostrando tutta l'assurdità di comportamenti «non corretti», come il razzismo o il disprezzo per gli omosessuali. La novità è che in 'Sole a catinelle' Checco ha un figlio, che va benissimo a scuola e costringe il padre a mantenere l'imprudente promessa: «Se prendi tutti 10 in pagella ti porto a fare una vacanza super». Il problema è che Checco, venditore di aspirapolvere nei tempi duri della crisi, non ha una lira (...) l'intento della coppia Medici-Nunziante è intelligente e tutt'altro che scontato. Nei primi due film il personaggio-Checco era un idiota che si scontrava con il sottile razzismo del Nord (in 'Cado dalle nubi') e incarnava i pregiudizi razziali e religiosi contro l'Islam (in 'Che bella giornata'). Prendere un simile idiota e farne un venditore berlusconiano è un gesto quasi eversivo. Il problema è tutto nella costruzione del film, che è molto discontinuo e passa da una situazione all'altra senza porsi alcuno scrupolo di coerenza interna. Quando alla fine Checco indossa la maglietta con Che Guevara e diventa comunista per riconquistare la moglie licenziata dalla fabbrica in cui lavorava, l'effetto è esilarante ma la scena arriva in modo posticcio. Sembra di assistere a un film costruito su pezzi di almeno tre-quattro sceneggiature diverse, ipotesi non del tutto assurda visto che Medici e Nunziante hanno impiegato due anni per scriverlo, buttando via diverse idee prima di arrivare al prodotto finito. Certo non si chiede a Checco alcun tipo di verosimiglianza o di continuità psicologica, sappiamo benissimo che è una maschera: però, all'interno del film, un pizzico di logica in più non guasterebbe (la comicità è scientifica, Buster Keaton e Jacques Tati lo sapevano benissimo). Inoltre, rispetto ai film precedenti dove Medici era circondato da bravissimi caratteristi come Ivano Marescotti e Rocco Papaleo, qui sul cast si è andati al risparmio. Ripetiamo: Luca Medici è un fuoriclasse e Checco Zalone è una creatura sublime, ma è necessario investire qualcosa di più nello sviluppo delle sceneggiature e nella scelta dei comprimari, altrimenti il rischio che il fenomeno imploda è dietro l'angolo. E comunque, quando potrete, andate a vedere Luca/Checco a teatro. Il genio è lì, in tutto il suo splendore.(Alberto Crespi, 30 ottobre 2013)

Il Messaggero Checco Zalone o Checco Zelig? Al terzo film l'irresistibile comico-cantante pugliese e il suo regista Nunziante alzano il tiro con una sceneggiatura molto più costruita, ma soprattutto sparano a 360 gradi. E il cafone che dice sempre la verità dei primi film diventa un cafone un po' schizofrenico. Fatalmente fedele a se stesso, con gag e battute a piovere (meno cattive del solito). Ma anche perfetto trasformista, a modo suo s'intende, come uno Zelig levantino. Infatti vende aspirapolveri ma sa tutto di finanza, se prende un cane lo chiama Taeg, se va in tv perché la fabbrica della moglie chiude, non lamenta la crisi ma predica ottimismo, da bravo aspirante imprenditore. (...) 'Che bella giornata' era più vitale e ribaldo. Qui pesano il tentativo di superare le strette del comico 'puro' evitando la facile satira, e l'ipoteca sentimentale. Solo Chaplin poteva far ridere con un bambino accanto. Ma perché non piangeva lui, faceva piangere noi.(Fabio Ferzetti, 31 ottobre 2013)

Agostini, 'la Repubblica Checco Zalone è il fenomeno comico dell'ultimo lustro. Un po' normalizzati o sterilizzati in senso meno dialettalbarese, i suoi cavalli di battaglia restano la lingua sgrammaticata, le oscenità porte con un certo stile, il sottile equilibrismo che gli fa sparare scorrettezze politiche (le donne bersaglio fisso) salvo subito suggerire con un sorriso che era solo una battuta. 'Sole a catinelle' gioca intorno al dilemma dei valori. Il personaggio Checco è effettivamente vaccinato dalle cattive tentazioni e fedele all'ideologia del 'resto umile', oppure fa sue le suggestioni individualiste dell'imprenditore di se stesso con qualche appendice poco pulita? Naturalmente siamo su un piano farsesco. Lo stesso di Totò cui non è improprio richiamarsi. (...) Zalone fa bene a sfruttare l'onda contagiosa della sua simpatia e del suo talento. Ma è intelligente e sa che il cinema è un'altra cosa.(Paolo D, 31 ottobre 2013)

Il Fatto Quotidiano Una nuova commedia all'italiana è possibile? Luca Medici (Zalone) e il sodale Gennaro Nunziante ci credono, calmierano il cinismo, ma il viaggio con papà fustiga I'Italian Dream fatto di finanziamenti, ottimismo e 'la crisi non c'è'. Film più strutturato dei precedenti, canzoni meno esaltanti, battute instant-cult (eutana-zia, 'della Che Guevara che avete?', etc.) e graffi sul reale che castigano un po' tutti. Checco-sa volete di più?(Federico Pontiggia, 31 ottobre 2013)

Avvenire Nel divertente 'Sole a catinelle' di Gennaro Nunziante Checco Zalone è un padre separato e in bolletta che per onorare una promessa fatta al figlio è costretto a regalargli una vacanza. Il viaggio si trasformerà in un'avventura dalle inimmaginabili, felici conseguenze.(Alessandra De Luca, 31 ottobre 2013)

Libero Piacerà agli ammiratori di Checco Zalone che con ogni probabilità lo porteranno a una terza vittoria al botteghino. E anche a chi dall'entertainer pugliese magari non è disposto ad accettare tutto (certamente non le sue trame consolatorie e qualunquiste) ma non manca di apprezzare quando arrivano le azzeccate gag (di battuta e di situazione). Qui arrivano spesso.(Giorgio Carbone, 31 ottobre 2013)

Il Manifesto Erano anni che non si vedevano le bandiere della Cgil, i padroni e gli operai in un film italiano, per non dire in una commedia. Erano anni che non si parlava di comunisti al cinema. Zalone e Nunziante si sporcano le mani col comunismo, con la crisi, con vent'anni di berlusconismo che hanno formato il loro assurdo protagonista che pensa sempre positivo, che è sempre ottimista, anche se Equitalia gli ha tolto tutto. Lo mettono di fronte agli amministratori delegati che stanno spolpando il paese portando i soldi alle Cayman, ai vari «Cortina Incontra» spostati a Portofino, con Edoardo Camurri come presentatore della serata. Lo fanno entrare in una loggia massonica deviata senza che nulla abbia capito, al punto che confonde le logge con le masserie pugliesi. Checco viaggia in un'Italia dalle idee poco chiare, vecchissima come la casa della zia Ritella, ma con la foto di Papa Bergoglio in bella evidenza, e modernissima, con le opere finto Cattelan ben esposte. Può dormire in un letto dove ha dormito Hegel, anche se non è un grande «estimatore di Eva Hegel», e spiegare cosa sia un Taeg. Le sue contraddizioni, la sua incultura, sono le piaghe del paese, costretto a scegliere, come la Zia Ritella, tra staccare la spina dell'alimentatore che la tiene in vita per risparmiare, o non staccarla pagando una bolletta più salata e rovinarsi. Non è che Checco nel corso del film si trasformerà in un comunista militante o dimostrerà davvero di aver capito, ma almeno ricostruirà la sua famiglia, salverà i sentimenti importanti salvando anche la fabbrica della moglie dal fallimento. Chissà se questo delizioso, divertente, allegro, profondo piccolo film su chi siamo e come stiamo vivendo farà i grandi incassi del film precedente. Dimostrerebbe solo che un pubblico esiste per una commedia magari imperfetta ma più intelligente e nuova del solito. Di certo è un passo avanti sia per Nunziante che per Zalone, qualcosa di più strutturato e complesso con cui confrontarsi, diciamo dalle parti di 'Una vita difficile' di Dino Risi con Alberto Sordi. Cioè un viaggio nelle contraddizioni di un paese in crisi dove alla fine si dovrà scegliere da che parte stare. Non tutto è riuscito e il film soffre, specialmente nella parte centrale, di qualche ovvietà, la gag della cucina vegana, la partita a golf, qualche attore di peso non guasterebbe; ma non perde mai di ritmo, è pieno di battute e di gag visive, spesso costruite, alla Tex Avery, una dentro l'altra (...). C'è un po' di buonismo, ma non diventa mai quel buonismo veltroniano ormai fuori moda nell'era Renzi, e il rapporto tra Checco e il bambino funziona, è credibile. Tutto il film, inoltre, è costruito come un musicarello se non proprio un musical, con una festa di canzoni e di rimandi musicali divertenti che diventeranno dei tormentoni (...).(Marco Giusti, 31 ottobre 2013)

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