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  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Durata: 93 min
  • Regia: Gianfranco Rosi
  • Prodotto nel 2013 da MARCO VISALBERGHI PER DOCLAB IN COPRODUZIONE CON CAROL SOLIVE PER LA FEMME ENDORMIE E CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: OFFICINE UBU - DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2014)
  • Tratto da: idea originale di Nicol√≤ Bassetti
  • Formato: FULL HD

Cast e Troupe

Up Down

La Trama

Dopo l'India dei barcaioli ("Boatman"), il deserto americano dei dropout ("Below Sea Level ") e il Messico dei killer del narcotraffico ("El Sicario, room 164"), Gianfranco Rosi ha deciso di raccontare il proprio Paese girando e perdendosi per tre anni con un mini-van sul Grande Raccordo Anulare di Roma - che con i suoi 70 km è la più estesa autostrada urbana d'Italia - per raccogliere le storie di chi vive intorno alla grande strada-cintura: personaggi colti nella loro esistenza quotidiana, un viaggio attraverso le vite e i paesaggi inattesi della città eterna. Mondi invisibili e futuri possibili che questo luogo magico cela oltre il muro del suo continuo frastuono.

Dalla critica

Il Corriere della Sera Gianfranco Rosi, ottimo documentarista s'è portato a casa il Leone d'Oro con 'Sacro Gra', mentre la Feltrinelli Real Cinema pubblicherà gli altri film. Idea geniale, ma spuria, quella di mescolare il documento visivo sonoro del raccordo anulare, traffico, rumori, luci, con schizzi di commedia all'italiana, repertorio d'attimi buffi, fuggenti di alcuni personaggi (anguillaro, barelliere, il principe, l'attore, botanico) di una fauna di piccola umanità umiliata e offesa dal «progresso»: Mondo cane per pochi eletti. Sulla linea del made in Italy dedito all'antropologia culturale, il documento per ora vince al box office sul film della Dante da cui non si discosta molto. Anche se, ricordiamolo, la sequenza felliniana di 'Roma', inferno e incubo sul Gra, rimane di una potenza visionaria senza confronto.(Maurizio Porro, 3 ottobre 2013)

Il Tempo Quando 'Sacro Gra' venne presentato a Venezia ai primi di questo mese misi subito in evidenza che, per la prima volta, la Mostra del Cinema accoglieva in concorso nella sezione ufficiale un documentario, sia pure di lungometraggio. Rilevavo però che, dopo averlo visto, meritava proprio questa eccezione, subito confermata del resto da un altro primato assoluto, la vincita del Leone d'oro. Il noto documentarista Gianfranco Rosi, che lo ha scritto, diretto e fotografato, gli ha dato come sola cornice quel Grande Raccordo Anulare che si estende per 70 chilometri attorno a Roma. Gente, facce, situazioni, episodi visti sempre con l'occhio del vissuto, anche quando sembrano farsi avanti occasioni narrative vicine alla finzione. (...) Discorsi diretti, con un sapore costante di verità e di immediatezza, pronunciati non da attori ma quasi sempre dagli stessi interessati perché ne scaturisca un clima di osservazioni precise: fino a far sentire che, in quel Gra definito 'Sacro', si è inteso evocare un mondo in cui l'autentico è sempre in primo piano. Con meditate misure narrative e stilistiche. Gianfranco Rosi è da sempre apprezzato per i suoi esperimenti sul cosiddetto 'cinema del reale'; questo 'Sacro Gra', con il suo Leone d'oro, ne rappresenta uno dei momenti più felici.(Gian Luigi Rondi, 19 settembre 2013)

Il Mattino Rinviando i discorsi teorici sul Leone d'oro assegnato a un documentario, 'Sacro GRA' ha meritato secondo noi l'inedito riconoscimento: innanzitutto perché i personaggi colti, lasciati e ripresi con strategiche intensità e sensibilità dalla cinepresa di Gianfranco Rosi sulla scorta di un'idea dell'urbanista Bassetti sono quasi tutti strepitosamente avvincenti; poi perché non si può definire cinema parassita della realtà un film di un'ora e mezza estratta da circa duecento registrate nel corso di anni di preparazioni e peregrinazioni ai margini e le diramazioni del Raccordo Anulare di Roma; infine perché, invece d'apporre giudizi o etichette anche sulle confessioni o le osservazioni umanamente e sociologicamente più inquietanti, il regista persegue un percorso creativo che plasma il referto «obiettivo» della cinepresa per creare nuovi percorsi di narrazione.(Valerio Caprara, 19 settembre 2013)

La Stampa Con il suo documentario vincitore del Leone d'oro 2013, il regista Gianfranco Rosi si impegna a ritagliare a ridosso del GRA piccoli spaccati di vita: c'è il simpatico barelliere sempre in giro a portare soccorso e il nobile decaduto che filosofeggia dal monolocale di un casermone; c'è il cavaliere di Malta confinato in una strana villa fra capannoni e palazzine popolari e il botanico deciso a salvare le palme della sua oasi dall'attacco di larve distruttrici. Tasselli di paesaggio umano colti con un occhio di cinema che è stato giustamente apprezzato dalla giuria veneziana. Ma, ripetiamo quanto scritto dal Lido, in tutto questo è proprio il GRA che ci sembra restare fuori fuoco, inafferrabile.(Alessandra Levantesi Kezich, 19 settembre 2013)

La Repubblica Tanti pezzi di verità, filmati con indubbio talento, ma che non riescono mai a guadagnare il respiro di una narrazione. Non riescono insomma a colpire al cuore come il precedente e magnifico 'El Sicario'.(Curzio Maltese, 19 settembre 2013)

L'Unità Secondo alcuni osservatori veneziani (...) 'Sacro Gra' è un film «recitato», ma disquisire sulla purezza o meno dell'approccio documentaristico di Rosi è un errore. Chi ha visto i precedenti 'Below Sea Level' e 'El Sicario' sa che Rosi fa cinema puro, superiore a ogni definizione. A noi non dà alcun fastidio che i personaggi si mettano di tanto in tanto «in posa» per la macchina da presa. È comunque la loro verità, e non sta a noi discuterla. Semmai, la struttura del film è esile, e i due capolavori citati rimangono un modello irraggiungibile. Le piccole storie che Rosi intercetta sono tutte azzeccate, ma potrebbero dipanarsi ovunque, a Roma o altrove. Alla fine del film, si ha la sensazione che il Gra sia stato una scusa. Ma forse Rosi voleva proprio così.(Alberto Crespi, 19 settembre 2013)

Avvenire E' il primo documentario italiano selezionato in concorso al Festival di Venezia e ha vinto il Leone d'Oro. Ora 'Sacro GRA', realizzato da Gianfranco Rosi a partire da un'idea del paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti, viaggio lungo il grande raccordo anulare di Roma, tra luoghi invisibili da esplorare e inediti personaggi da scoprire, arriva anche nelle sale tracciando con la videocamera una mappa umana costellata di storie inimmaginabili per chi ogni giorno sfreccia veloce (o resta immobile) a poca distanza sull'autostrada urbana più estesa d'Italia.(Alessandra De Luca, 19 settembre 2013)

enorme agglomerato romano, è il soggetto unico e al tempo stesso sfuggente di 'Sacro GRA' di Gianfranco Rosi, documentario (ed è una novità) premiato a Venezia con il Leone d'oro. Al seguito di un Lettighiere d'ambulanza che insegue le emergenze, Rosi e la sua camera raccontano una realtà sbriciolata, priva di veri riferimenti, impossibile da riportare ad una unità narrativa. Lungo la tangenziale, accanto a un fiume di automobili che scorre indifferente, stazionano marginali e prostitute, ma non è su di loro che Rosi si sofferma. Più del quadro sociale, gli interessa l'affresco antropologico e procede per campioni significativi allineando una serie di personaggi che nell'eterogeneità condividono però il sentimento della divisione interiore. (...) A chiudere un viaggio disarmato e desolato sul futuro che ci attende Rosi sceglie un lungo colloquio tra il lettighiere e l'anziana madre: l'affetto dell Il nuovo lavoro del filmmaker Rosi nasce da tre anni di vivisezione del Grande Raccordo Anulare alla ricerca dell'identità perduta sulla scia del paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti e del compianto Renato Nicolini. Personaggi al limite: l'anguillaro, il nobile piemontese & sua figlia, il principe & la consorte, il palmologo e l'attore di fotoromanzi. Un'umanità che riunisce immaginazione alla realtà in un cinema verité che distrattamente (e non senza colpe) molto pseudo-critica ha definito 'non-film', 'strana ibridazione'. Si tratta di cinema, punto e stop. E se la narrazione talvolta non raggiunge i picchi sublimi di alcuni precedenti dello stesso Rosi ('Below Sea Level' su tutti), questo non sottrae al progetto la sua intima coerenza poetica e forza espressiva. Documento d'arte e di denuncia, a modo suo, di una Capitale in crisi di auto-coscienza.(Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2013) "II Grande Raccordo Anulare, autostrada urbana che cinge l, uomo accarezza i pensieri sconnessi della donna, e, in un lungo piano fisso apparentemente distante come tutti quelli che abbiamo visto fino a quel punto, affiora la commozione. Rosi è un umanista molto discreto e con un tocco da grande regista affida alla sequenza il suo giudizio, intimo e finale. Un grande documentario, un ufo benefico nel cinema italiano." (Luca Mosso, 'La Repubblica Tutto Milano', 19 settembre 2013)

Libero Piacerà ad un pubblico certamente di nicchia, ma che apprezzerà sicuramente la varia umanità ben assemblata da Rosi. Certo gli spettatori in sala non faranno follie come chi gli ha assegnato il Leone d'Oro a Venezia. Comunque bravo Rosi anche se ci hai fatto venire il magone. Cioè la nostalgia per un tempo in cui il nostro cinema la varia umanità sapeva raccontarla con i modi coinvolgenti della fiction e non tramite un medium «freddo» come il documentario.(Giorgio Carbone, 19 aprile 2013)

Il Giornale 'Sacro Gra', del documentarista Gianfranco Rosi, è addirittura l'incredibile (?) vincitore del Leone d'oro: forse allo spiritoso Bernardo Bertolucci non è parso vero di aver scovato un film più barboso dei suoi. (...) Dunque, 'Sacro Gra' è un documentario formato da una ventina di siparietti attorno al Grande Raccordo Anulare di Roma. Le auto sfrecciano, o restano bloccate dagli ingorghi, come quando nevica. Un vecchio signore dalla lunga barba bianca discetta forbito con la figlia, distratta dal computer. Il barelliere dell'ambulanza torna a casa per chattare e curare l'anziana madre. L'esperto rivela che anche gli insetti delle palme fanno le orge. Il maturo attore si traveste da maggiordomo sul set di un fotoromanzo. E via delirando. Neanche uno sketch da ricordare. Indimenticabili restano solo gli sbadigli.(Massimo Bertarelli, 19 settembre 2013)

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/cinemalocali/film/il_venditore_di_medicine_58502 Una scarica di pugni nello stomaco....e senza gastroprotettore.... Di una violenza per me terrificante...(al confronto "arancia me
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