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(Bir Zamanlar Anadolu'da)

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Cast e Troupe

Attori:
Muhammet Uzuner nel ruolo di Dott. Cemal
Yilmaz Erdogan nel ruolo di Commissario Naci
Taner Birsel nel ruolo di Procuratore Nusret
Ahmet MĂĽmtaz Taylan nel ruolo di Arap Ali
Firat Tanis nel ruolo di Kenan
Ercan Kesal nel ruolo di Mukhtar
Cansu Demirci nel ruolo di Cemile, figlia di Mukhtar
Erol Eraslan nel ruolo di Yasar
Nihan Okutucu nel ruolo di GĂĽlnaz, moglie di Yasar
Montaggio:
Bora Göksingöl
Nuri Bilge Ceylan
Nuri Bilge Ceylan
Bora Göksingöl
Fotografia:
Gökhan Tiryaki
Scenografia:
Dilek Yapkuöz Ayaztuna
Up Down

La Trama

Un assassino cerca di condurre una squadra di poliziotti nel luogo dove ha seppellito la sua vittima. Durante il viaggio nel cuore delle steppe dell'Anatolia pian piano iniziano e emergere gli indizi di quello che è accaduto realmente.

Dalla critica

La Repubblica Con pochi mezzi, una trama semplice, un gruppo di attori formidabili quanto sconosciuti, almeno fuori dalla Turchia, Nuri Bilge Ceylan confeziona un film che ha il respiro profondo della grande letteratura. Il titolo è un omaggio al Sergio Leone di 'C'era una volta il West' e 'C'era una volta in America'. Ma anche le straordinarie facce dei protagonisti, la forza epica del racconto e la potenza delle immagini rimandano al cinema del grande maestro. Un anno fa a Cannes il film di Ceylan ha ottenuto il gran premio della giuria, ma avrebbe di sicuro vinto la Palma d'Oro se non fosse capitato nell'anno del capolavoro di Malick, 'L'albero della vita'. Il viaggio nella notte turca, fra strade e colline tutte uguali, ma sentimenti che cambiano ogni volta, è una metafora dei limiti della vita e della conoscenza. I dialoghi che s'intrecciano fra uomini diversi per cultura, estrazione sociale e psicologia, sono degni di un racconto di Anton Cechov. L'avvio è quasi sempre banale, semplici chiacchiere per ingannare l'attesa fra una tappa e l'altra. Ma attraverso le parole, i ricordi, i piccoli gesti, questo pugno di uomini perso in una natura antica e indifferente si scompone e ricompone ogni volta, intreccia alleanze e ordisce strategie, prevarica e subisce. II delitto è già compiuto fin dal principio. Ma in realtà pietà e violenza attraversano l'intera storia, quasi tutta al maschile, sotto lo sguardo muto e misterioso delle donne. La più emozionante sequenza del film, da antologia del cinema, è il silenzioso passaggio della stupenda figlia del sindaco di un villaggio. (...) Ceylan è uno dei pochi veri geni del cinema internazionale, il direttore della fotografia Gokham Tiryaki è un talento unico, gli attori sono semplicemente immensi, da Muhammet Uzuner (il medico) a Yilmaz Erdogan (il commissario) a Taner Birsel (il procuratore). Non sono contemplati né inseguimenti né sparatorie, nessun effetto speciale o costumi costosi, furbeschi colpi di scena per agganciare l'attenzione dello spettatore e altre ruffianerie da mestieranti, ma quando l'avevo visto a Cannes, in versione originale turca con sottotitoli, non avevo trovato un solo minuto di noia. Figurarsi nella versione doppiata (molto bene) che permette finalmente di guardare tutto il tempo i volti degli attori e di ammirarne ancora di più la miracolosa recitazione. In poche parole, il più bel film in circolazione nei nostri cinema.(Curzio Maltese, 15 giugno 2012)

Il Messaggero Quattro uomini, tre auto, una distesa di colline brutte tutte uguali. E la notte, una notte che non finisce mai e che vi entra dentro fino a farvi perdere ogni riferimento. Come succede ai personaggi del film, un poliziotto, un assassino, un medico, un magistrato, che impareremo a conoscere poco a poco, uno dopo l'altro. Senza saperne mai più di loro sull'intrigo che li unisce. Ma scoprendo per così dire in diretta, insieme a loro stessi, la verità sulle loro vite. Ovvero su quel viluppo di contraddizioni, debolezze, occasioni mancate, che li ha portati fin lì. Come in un romanzo di Simenon, incalzante e spietato, ma scritto con i volti e con la luce oltre che con le parole. Diretto dallo straordinario regista di 'Uzak', 'Le tre scimmie', 'Il piacere e l'amore', Gran Premio della Giuria a Cannes nel 2011 (ma meritava la Palma al posto di Malick), 'C'era una volta in Anatolia' è un film di rara potenza. Un «viaggio al termine della notte» che richiede una certa dose di pazienza per essere apprezzato, ma ripaga lo spettato re con emozioni complesse e durature come al cinema se ne incontrano di rado. (...) Ci troviamo in una strana terra di nessuno, fra Dostoevskij e Cechov, dominata dal sentimento della fine e della vanità. Niente di letterario però. Fotografo prima che cineasta, Ceylan sa far sorgere l'universale dal triviale (tutto quel parlare di cibo e di soldi non è un caso) e il sublime dal sordido (la bellissima ragazza che appare dal nulla, come in un Vermeer o un Rembrandt). Costruendo un mondo arcaico e insieme moderno, in cui l'ultimo serial tv coesiste con pratiche e mentalità ottocentesche. E mentre qualcuno scava, qualcuno scrive, qualcuno filma, la ricostruzione di quel delitto ci porta dalla notte più nera alla luce più abbagliante. Senza che sia mai possibile dire se ci abbiamo guadagnato o no.(Fabio Ferzetti, 15 giugno 2012)

Avvenire Dal Festival di Cannes 2011, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria arriva (...) 'C'era una volta in Anatolia' del turco Nuri Bilge Ceylan, insolito thriller che mette in scena la lunga e difficile ricerca di un cadavere (...). Il viaggio, che metterà lo spettatore nello stesso stato d'animo dei personaggi, è anche un modo per penetrare le contraddizioni di un paese diviso tra moderno e arcaico.(Alessandra De Luca, 15 giugno 2012)

Il Giornale Non fidatevi delle critiche colte, né tantomeno del Gran Premio della giuria al Festival di Cannes 2011. Questo film è un pacco sensazionale, parente stretto nella trama vuota e tartarughesca di 'll sapore della ciliegia', manco a dirlo Palma d'oro del '97.(Massimo Bertarelli, 15 giugno 2012)

Il Fatto Quotidiano Una notte infinita nell'Anatolia dei sentieri e dei misteri alla ricerca di un cadavere. Ad animarla un manipolo di umanità imperfetta e dunque irresistibile. Con un film di cinema puro celebrato dal Gran Prix a Cannes 2011, Nuri Bilge Ceylan si conferma il migliore esponente della sua generazione, cantore di una Turchia contaminata per radici e contraddittoria per modernità, capace di stupori opposti. Come opposti sono i suoi personaggi di quest'ultima fatica, apparentemente nemici (...) ma nella realtà complici di esistenze irrisolte. Potente e poetico insieme, lo sguardo di N.B. Ceylan non vacilla mai, mirando dritto alla costante reinvenzione di un'arte che, anche grazie al suo talento, ci rassicura essere viva e vitale.(Anna Maria Pasetti, 14 giugno 2012)

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